Riassorbimento dell’ernia del disco: quello che dovresti sapere per farlo avvenire

Se ti è stata diagnosticata un’ernia del disco intervertebrale lombare, attraverso risonanza magnetica, ti sarai sicuramente chiesto se ci sia una tecnica per farla rientrare. Voglio subito darti una cattiva notizia: l’ernia del disco intevertebrale non rientra fisicamente all’interno del disco, al di là di quello che ti è stato promesso da qualche santone.
Non rientra
Non rientra, dicevo, perchè è essenzialmente un gel costituito per l’85% da acqua. Per intenderci: è più acquoso del dentifricio che usi per lavarti i denti. Tipo sapone liquido. Solo che sono anni che ti mostrano per televisione una pallina dura che fuoriesce dal disco e allora ti sei assuefatto a questa idea errata di un nocciolo duro che schiaccia e infiamma la tua schiena. Ma non è così per fortuna.
Sebbene l’ernia del disco intervertebrale non possa rientrare, possiamo dire che può essere riassorbita dal nostro organismo. Se ci pensi è fondamentalmente acqua. Che cosa accade in altri distretti corporei, quando si verifica un versamento? L’organismo lo riassorbe lentamente. Quindi l’85% di acqua scompare nell’arco di giorni o settimane. Rimane quel 15% di glicoproteine che costituiscono il nucleo polposo.
Cos’è il nucleo polposo ?
Quella che chiamiamo ernia infatti non è altro che la porzione centrale idraulica del disco intervertebrale: il nucleo polposo. Il nucleo polposo è parzialmente deformabile, questo significa che se una forza repentina agisce sul disco, non offrendo al nucleo polposo stesso il fisiologico tempo di adattamento, questo sfonda l’anello fibroso del disco e comprime zone innervate e sensibili al dolore. E fin qui nulla di nuovo.
Quello che però è stato scoperto è che solo quando il nucleo polposo fuoriesce, viene “etichettato” dal nostro organismo come corpo estraneo. Qualsiasi corpo estraneo all’interno del nostro organismo attiva una cascata infiammatoria che porta in loco cellule immunitarie deputate all’eliminazione fisica del corpo estraneo.
E’ quello che accade nel caso dell’ernia: c’è una forte reazione infiammatoria con la liberazione dai tessuti cirocostanti di fattori chemiotattici, giungono in loco i macrofagi cellule immunitarie “spazzine” che liberano metalloproteinasi, enzimi che hanno la capacità di spacchettare e degradare il materiale glicoproteico.
Non sempre però avviene questa degradazione enzimatica che permette il riassorbimento perchè?
Si è scoperto questo meccanismo di degradazione enzimatica che permette il riassorbimento completo dell’ernia, esaminando risonanze magnetiche di pazienti con ernia e rifacendogliele a pochi mesi (3-6 mesi) di distanza. Accade che in 6-7 casi su 10 ad una seconda risonanza l’ernia del disco intervertebrale del livello lombare esaminato (di solito L5-S1) non c’era più. Si è quindi capito che avvenivano questi processi di riassorbimento e gli si è poi esaminati in modo più approfondito.
Perchè non sempre accade il riassorbimento e cosa NON dovresti fare ?
Ad oggi non si sa ancora per certo cosa impedisca in alcuni casi il riassorbimento dell’ernia in tutti i casi, ciò che è certo e che consumare farmaci antinfiammatori non steroidei da banco come oky, voltadvance, moment, efferalgan, aulin, aspirina ecc. per placare il dolore può arrestare il processo infiammatorio e compromettere la risposta biochimica responsabile del processo di riassorbimento. E’ sconsigliato infatti l’uso indiscriminato di questi farmaci senza una prescrizione medico-specialistica motivata da segni di oggettiva gravità e non dal semplice dolore.
NO ai farmaci antinfiammatori. Cosa fare per dolore e infiammazione in fase acuta ?
Quello che faccio in studio nei casi di mal di schiena acuto è prima di tutto addestrare il paziente a posture strategiche allevianti il sintomo; poi prescrivo di solito sedute di mobilizzazioni vertebrali concetto Maitland. Questo tipo di specifiche mobilizzazioni hanno l’indubbio vantaggio di essere sicure e prive di effetti collaterali e, al tempo stesso, riducono l’attività afferente del midollo spinale favorendo al contempo la riduzione del tono muscolare (degli spasmi). Nei casi in cui il dolore è così severo da comportare contrattura della muscolatura paravertebrale, tale da non permettermi in aclun modo di mobilizzare il paziente, procedo con una tecarterapia decontratturante così da indurre rilasciamento profondo della muscolatura e ossigenazione da iperemia tissutale, così da “ammazzare” il dolore iniziale e procedere poi alle mobilizzaizioni.
Questo processo di trattamento ha l’indubbio vantaggio di aiutarti in modo naturale senza intossicare il tuo organismo con farmaci e senza incappare nel rischio di un mancato riassorbimento erniario a causa del consumo sconsiderato di farmaci antinfiammatori, cosa che spesso comporta permanenza dell’ernia e dolore che si ripresenta con rischio di peggioramenti ulteriori ed eventuale chirurgia.
Se desideri saperne di più, fissare la tua prima valutazione nel mio studio e risolvere in modo naturale e senza farmaci il tuo disturbo, chiama al: 3288354291 Dott. Raffaele Tafanelli, Fisioterapista specializzato in terapia manuale ortopedica